| suhy24. 09. 2024 00:45:56 |
Se l'uomo fosse chiaroveggente, non sarebbe povero. Qualcosa del genere vale per l'avventura di sabato da Beli potok a Vrtaško Sleme, che si sarebbe svolta un po' diversamente in certi punti se l'avventuriero avesse letto prima cosa hanno scritto gli amanti di questi angoli dimenticati. Era sabato quando l'uomo arriva in auto a Mojstrana, lì scarica manualmente la bici e la lega perché qualche furfante non la porti via, al lampione dove finisce il sentiero da Vrtaška planina. Poi passa Belce fino al parcheggio presso l'ex ponte ferroviario, da dove attacca con foga il sentiero nella valle Beli potok. Mentre i metri sotto gli scarponi cadono allegramente, l'uomo fissando Beli potok si scervella su cosa fare se non riesce a infilare quel sentierino sopra Skočniki accanto alla malga di caccia distrutta su Smolo (1789 m) fino a Votlega slemena. Pur se ben tracciato sulle mappe, in natura dove la gente se n'è dimenticata da tempo, spesso si perde in tale boscaglia che il camminatore, se non esperto di movimento selvaggio e non sa granché come gestire le cose lì, porta non dove voleva ma in un punto di non ritorno da cui salva solo per miracolo divino. Se dopo primi passi vede solo tanto sentiero quanto neve dell'anno scorso, il saggio decide di andare su Rutarski vršič, dove è stato tante volte e sa come arrivare in vetta. E infatti sopra Skočniki l'uomo si fa strada attraverso il torrente al posto dove c'era una volta la baracca, ora tronchi sparsi come stuzzicadenti ovunque e sotto rovina una volta chiamata malga di caccia. Dicono che una tempesta mostruosa abbia sfoggiato la sua forza tempo fa. Nessuna traccia del sentiero in quel triste luogo, ma occhio d'aquila (+2,5 diottrie) del seguipista temprato e unto con tutti i trucchi nota che non può essere il primo, qualcosa prima si è arrampicato sui tronchi e strisciato sotto. L'uomo non ha bisogno di pregarlo 2,5 volte, si dà da fare. Dimena qui là, ripete manovra, quando il poveretto si incastra nel labirinto ligneo, ma alla fine si fa strada attraverso i detriti della baracca fino al sentierino caprino che un tempo era sentiero di caccia. Per verificare se ha azzeccato il passo, tira fuori lo smartphone e guarda nell'app di orientamento, come si dice oggigiorno dottamente, che registra i raggi di satelliti artificiali che orbitano nello spazio profondo intorno a madre Terra guidando in sicurezza aerei, elicotteri, navi, zeppelin, auto, razzi e altri mezzi di trasporto passeggeri e merci. Se credere all'app, l'uomo ha deviato dal sentiero solo una cinquantina di metri troppo in alto. Niente paura, pensa, se l'elettroneccanica in mano dice vero, per principio ZKP (sano buonsenso contadino) basta scendere tanti metri verso valle. Si fa strada ancora attraverso due ripidi canaloni di Žlebnica e poco più giù mette piede su un sentierino ben marcato, senza dubbio quello giusto. Con qualche correzione di direzione di 10 m a sinistra o destra, fornita generosamente dalla suddetta app elettrica tascabile, l'uomo arriva vittorioso alla cima di Smole (1796 m), continua oltre Votlega Slemena (2049 m) e calca trionfante Vrtaško Sleme (2077 m). Piccolo passo per l'escursionismo, gigante per l'escursionista! E ora? Vagabondaggi nella wilderness e morsi alle ginocchia ne ha fino alla testa, così con trotterellare leggero giù per sentiero ben segnato verso Mojstrana, lì al lampione come anfibio (escursionista e ciclista) inforca la bici, pedala con cadenza misurata sulla pista ciclabile verso il punto di partenza e dopo nove ore e mezza sigilla la meravigliosa salsiccia avventurosa.
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