Passo Duran - Moiazza Sud (Ferrata Gianni Costantini)
Punto di partenza: Passo Duran (1605 m)
| Latitudine/Longitudine: | 46,32500°N 12,09583°E |
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Nome percorso: Ferrata Gianni Costantini
Tempo di cammino: 11 h
Difficoltà: sentiero estremamente impegnativo segnato
Ferrata: D
Dislivello: 1273 m
Dislivello lungo il percorso: 1273 m
Carta: Tabacco št. 25
Attrezzatura consigliata (estate): Casco, set da ferrata, torcia
Attrezzatura consigliata (inverno):
Visualizzazioni: 1.740
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Accesso al punto di partenza:
Il punto di partenza è sul passo Duran, al quale ci portano strade da Agordo e dal villaggio Dont nella valle di Zoldo (Val di Zoldo). Per l'accesso dalla Slovenia è forse più appropriata la seconda opzione. In questo caso sulle autostrade italiane A4, A28 e A27 guidiamo fino alla fine di quest'ultima dopo Belluno e da lì continuiamo sulla strada principale in direzione di Cortina d'Ampezzo. Questa strada la lasciamo già a Longarone e svoltiamo su una strada laterale nella valle di Zoldo, attraverso la quale guidiamo circa 20 km fino al villaggio Dont, dove la strada si dirama a sinistra verso il passo Duran. Alla cima ci sono ancora 8 chilometri di salita.
Descrizione del percorso:
All'inizio ci aspetta un'ascesa verso il rifugio Carestiato ai piedi del bastione sud di Moiazza. Vi conduce il sentiero segnato n. 549, che lascia la strada sul lato sud del passo Duran, subito prima che inizi a scendere verso Agordo. Prima una salita moderata attraverso i pascoli, poi il sentiero si unisce alla strada forestale e la segue verso est più o meno in piano fino al rifugio. Fin qui dall'auto ci vogliono meno di un'ora. Al rifugio ci troviamo già quasi direttamente ai piedi della parete e ci si stringe il cuore pensando di dover salire oltre.
Ora il segnalatore per la ferrata Costantini ci guida lungo un piccolo crinale vegetato verso la parete, che raggiungiamo in poco più di dieci minuti. L'ingresso è contrassegnato da un rettangolo rosso visibile da lontano e da una tabella con il nome del percorso, e c'è spazio sufficiente per indossare l'attrezzatura con calma prima di iniziare l'arrampicata e rifocillarci.
Quando infine iniziamo l'arrampicata, prima ci aspetta la traversata d'ingresso. I primi metri procedono su una comoda cengia, poi il sentiero mostra subito i denti, sale ripido e prosegue con la traversata della parete liscia a sinistra. La traversata è a tratti piuttosto scomoda (circa C/D), così capiamo presto di che ferrata si tratta. Infine la pendenza diminuisce un po' e ci ritroviamo in mezzo a placche piuttosto dolci che in questo tratto formano la parte inferiore articolata e non troppo ripida del bastione di Moiazza. Qui la difficoltà cala notevolmente, il sentiero corre su placche inclinate con solo pochi punti più ripidi non eccessivamente impegnativi. In questo tratto guadagnamo quota velocemente e ci avviciniamo presto alla sommità della parte meno ripida menzionata prima della parete. Così dopo circa un'ora di arrampicata il terreno si livella ancora di più e in questo settore le funi terminano per un po'. Punti rossi ci guidano affidabilmente prima in arrampicata facile su rocce articolate, poi addirittura su un sentierino tra erba e ghiaia fino alla sommità della parte inferiore della parete. Qui andiamo letteralmente a sbattere contro la parte superiore verticale e ci rendiamo subito conto di essere davanti a uno dei punti più difficili del sentiero. In breve: bisogna superare una traversata verticale lunga circa dieci metri fino a leggermente strapiombante in obliquo a sinistra. Anche se oltre alla fune ci aiutano scalini scavati nella roccia, il passaggio resta impegnativo e insidioso. E non è tutto: alla fine della traversata c'è una staffa salvatrice dove riprendere fiato un attimo, ma subito dopo dobbiamo salire lungo la fune e rari chiodi per appigli piedi attraverso un lungo camino completamente verticale, seguito da altri punti verticali. Dalla sommità della traversata ci aspettano circa 50 metri di verticale pura senza possibilità di riposo vero, questa parte merita senza dubbio D. Infine la fune gira gradualmente a destra, la pendenza cala un po' e arriviamo in cima al pilastro laterale, collegato alla parete principale da una stretta fessura oltre la quale dobbiamo straddlarci un po' lungo la fune (punto attraente). Davanti a noi una larga valle di ghiaia, in cima alla quale notiamo una tabella che indica Pala del Belia; siamo a 2295 m s.l.m. Qui abbiamo superato il punto chiave della parte bassa della ferrata e si offre anche la prima possibilità di uscita anticipata dalla parete – subito dietro la fessura oltre la quale ci siamo stravaccati lungo la fune, notiamo sulla roccia una freccia sbiadita per la diramazione verso il rifugio Carestiato, che indica il sentiero lungo la cengia a sinistra. L'uscita è priva di protezioni e non facilissima, ma utile se al punto chiave ci siamo spaventati che fosse troppo per noi.
Se tutto va secondo i piani continueremo il percorso. L'ascesa iniziale da Pala del Belia è sorprendentemente scomoda, ci aspettano una traversata breve e salita su una protuberanza leggermente strapiombante (circa C/D, da sotto sembra più facile), ma è pure molto corta. Sopra la protuberanza le difficoltà si placano molto e presto siamo al fondo di un lungo largo e abbastanza dolce canale che il sentiero segue a lungo. Saliamo più o meno dritti su, il terreno è un po' instabile quindi attenzione a non smuovere sassi. Altrimenti niente di grave, solo l'uscita dal canale è verticale e un po' più dura. In cima al canale siamo su un pendio ghiaioso che seguiamo ancora un po' su, poi il sentiero svolta a destra, attraversa una piccola fessura e segue una cengia attraverso una parete meno ripida a destra (friabile, instabile, priva di protezioni – attenzione!). Qui si apre la vista in basso verso il passo Duran, così vediamo l'auto sotto di noi e ci convinciamo di essere già saliti bello alto. Ma la fine è ancora maledettamente lontana. Traversiamo a lungo, infine sopra la cengia rivediamo le funi e il sentiero riprende su. Il tratto successivo è uno dei più facili della ferrata. Arrampicata su placche non troppo ripide, rocce facili senza protezioni e infine attraverso un camino più corto un po' più ripido ma ben lavorato, fino alla cima laterale Cima Cattedrale a 2558 m. Dietro di noi già 700 m di parete, siamo senza dubbio stanchi ma ci avviciniamo alla cresta, i panorami si allargano e sentiamo che ne è valsa la pena. Davanti l'ultimo tratto di salita alla cresta. Inizialmente sale un piccolo crinale laterale ed è per lo più privo di protezioni, quando si ripide riprendono le funi. Queste conducono aperte e attraenti sul diedro laterale esterno per un po', poi il sentiero svolta a sinistra, si aggrappa alla cengia e scende persino un po' prima che le funi vadano di nuovo attraverso la parete verso la cresta. L'ultimo pezzo è di nuovo un po' più duro ma non paragonabile a quanto sotto. Alla fine le funi finiscono di nuovo e gli ultimi passi alla cresta li facciamo su comodo sentiero. Così raggiungiamo il punto più alto della cresta Masenade a 2737 m. Non serve dirlo, qui una pausa ci sta tutta – coi panorami che si aprono e oltre ad Agner e Pale già visibili in salita scorgiamo Antelao, Pelmo e la cima Moiazza a nord, resteremo a bocca aperta fermandoci da soli. Godetevela, siamo già in alto! Ma è superfluo aggiungere – la cima è ancora lontana, la valle ancor di più.
Dalla cima Masenade i segnavia seguono la cresta. Qui il sentiero è perlopiù privo di funi ma in realtà facile – la cresta è verticale solo a sinistra, a destra è dolce abbastanza per camminata normale in cresta e solo in pochi punti stretti esposti. In un paio di punti compaiono funi ma i passaggi non sono problematici. Così coi grandiosi panorami proseguiamo in lieve discesa finché prima della Forcella delle Masenade un gradino più ripido, ben protetto, ci porta giù senza problemi alla forcella. Qui seconda chance di uscita anticipata – scritta sulla roccia indica diramazione a destra sui ghiaioni verso Bivacco Grisetti in Val Vant della Moiazza visibile a occhio nudo con buona visibilità. Se stanchi di arrampicare tre quarti d'ora al bivacco, da lì sentiero 578 traversa indietro al passo Duran. Uscita un po' scomoda in alto, ghiaioni ampi problematici con scarsa visibilità altrimenti facile. Essendo esausti qui tenterà, ma forse troppo vicini alla cima per mollare. Se resta energia continuate ma avverto: da qui ferrata impegnativa ancora e fine lontana.
Se non uscite la ferrata dall'altra forcella segue la cresta presto bloccata da barriera verticale. Il sentiero prima raggiunge lastra liscia la aggira sotto e si avvicina alla parete. Non entra subito ma scende ghiaia a destra finché si apre passaggio su cengia. Qui funi riprendono, passaggio facile poi su ripido camino già duro, fine breve strapiombo (atletico, aiutano due chiodi piedi, C/D) in rocce facili. Funi finiscono, pochi passi a vasto ghiaione sotto testata sommitale Moiazza. Quindici minuti su ghiaia a selletta sotto parete sommitale, destra diramazione a cima Moiazza. Ferrata sinistra traversa selletta scende a Bivacco Ghedini ma cima imperdibile: mezzora ramo protetto. Primo tratto ramo sommitale tosto come più duri sotto. Ma arrivati qui non troppo stanchi saliteci.
Salita finale – se scelta – morde subito traversata post-ramo pochi metri da terra. Unico punto ferrata dove appigli spariscono per mosse, solo attrito. Pochi gesti 1-2 m ma tosto specie cambiando moschettoni autoassicurazione midway. Passati su piccola cengia verticale ancora, su per camino verticale buoni appigli (D meritato). Camino a cresta fune la segue su altro verticale poi ferro pausa, biglietto cima in tasca. Da qui no più rogne. Salita zona cresta poi via stretto cengia sinistra ripida parete. Esposto ma prima parte facile, seconda cengia stretta fune torna. Seguiamo intorno diedro laterale funi su bei passi placca liscia dolce. Cima placca funi fine comodo sentiero minuti pre-cima. A cima principale giù traversata cresta (brevi protetti) canale finale undercut su cima plateau spaziosa. Una più faticose cime zona su sentiero segnato! Qui sfogatevi godete panorami completi – solo qui nord con regina Dolomiti Marmolada. Goduti rifocillati preparatevi discesa lunga tosta.
Inizio ritorno ramo cima stessa via – cautela max ultimo verticale liscio traverso. A bivio rossi NW traversa selletta in bastione sopra Val dei Cantoi. Spettacolo: traversata parete su Angelini cengia. Stretta sopra abissi ma larga per camminata normale stretta fune aiuta. Discesa lieve lungo finché intaglio sopra Val delle Nevere nord montagna. Destra ancora cengia (più scomoda undercut precedente ma sensibilità ok) poi rocce facili ghiaione sotto bastione nord Moiazza. Attraversata intera Moiazza sud-nord! Ghiaione giù breve traversa Bivacco Ghedini Forcella Nevere. Pausa ok, note: discesa cengia top ferrata ma neve precoce problema. Attrezzatura invernale utile ma ripido pericoloso sempre. Chiedete Carestiato partite solo asciutto. Bivacco modesto emergenza ok, acqua scarsa salvo neve. Nord facile Vazzoler complica logistica solo ultima ratio.
Comunque discesa vera sud bastione sopra Val dei Cantoi. Domanda: quanta energia resta? Ferratina facile traversa alta valle poi ripida parete articolata. No tecnicamente duro ma ripidi protetti e soprattutto senza su friabile tosto richiedono attenzione totale stanchi. 500 m dislivello prima mugho est valle facile. Traversa mugho piano poi giù facile gole fondo valle 1800 m sentiero 554 Vazzoler-Carestiato. Qui relax ferrata nostra. Fine giorno scenario San Sebastiano Tamer tramonto. Orgogliosi.
Fine difficoltà, partenza mezza traversata sotto pareti Carestiato (fastidio ormai) da lì passo Duran sentiero noto.
Ferrata Costantini tra più maestose Dolomiti. Più lunga, guide spesso più dura. Tecnicamente non estrema (D max alcuni punti) altre supera (Piazzetta Magnifici 4 Sci club 18 ecc.). Protezioni ottime ogni chiodo perfetto. Ma lunghezza alta quota senza protezioni discreta tecnica = tour duro. Solo con esperienza simile fitness ok, pensate pernotto Carestiato entrata alba. Chi soddisfa caldamente: grande parete via super passaggi panorami lussuosi indimenticabili.

Lungo il percorso: Rifugio Bruto Carestiato (1834m), Pala del Belia (2295m), Cima Cattedrale (2558m), Cresta delle Masenade (2737m), Bivacco Ghedini-Moiazza (2601m)
Foto:
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