| jerque17. 09. 2026 12:36:03 |
Beh, almeno potrò dire ai nipoti che ho conquistato anche lo Storžič, anche se solo quello di Pristovški.  L'altro ieri (martedì) si è presentata l'occasione ideale per un giro un po' più lungo (secondo il tracker poco meno di 20 km) in questa zona. D'estate infatti il versante carinziano delle Caravanche è piuttosto poco visibile a causa della scarsa ventilazione del bacino di Klagenfurt e dell'abbondante evaporazione dai laghi carinziani, ma questa volta sospettavo giustamente che si fosse già un po' raffreddato e che i rovesci del pomeriggio precedente avessero ripulito l'atmosfera. Parto dal lato austriaco del valico di frontiera Jezerski vrh / Seebergsattel. Prima di tutto perché dalla cima del Pristovški Storžič si può vedere anche a occhio nudo se la macchina è ancora al suo posto. E anche per "timbrarmi" ed entrare legalmente al 100% in Austria, ma al valico non c'era letteralmente nessuno. Se qualcuno pensa di fermarsi all'osteria proprio al confine, diciamo che hanno il Ruhetag proprio il martedì, che in austriaco significa chiuso. Dalla lingua mi sembra in qualche modo che non puntino proprio ai turisti sloveni, né a quelli provenienti dal presumibilmente "assedegliato" Jezersko, tra i quali dubito fortemente che prevalga il tedesco. Dal punto di partenza si vede già la parete orientale verticale del mio (primo) obiettivo, persino la croce in cima. C'è anche un cartello che menziona anche questo "Storžič", perché è stato messo dalla municipalità bilingue di Železna Kapla, è anche in sloveno, con il nome della montagna tradotto letteralmente dalla versione tedesca, quindi Koroški Storžič. Come si vede subito dopo l'inizio del sentiero, questo è anche più o meno tutto per quanto riguarda lo sloveno. Prima i cartelli esclusivamente in tedesco ci invitano scherzosamente a sorridere alla telecamera, poi avvertono che stiamo attraversando una zona di protezione delle acque e vietano severamente di cercare eventuali scorciatoie o di inquinare (probabilmente intendono un eventuale "sollievo"). Anche i cacciatori (hmm, penso che nelle loro file ci siano parecchi sloveni) sono evidentemente dell'idea che "Zutritt verboten" sarà sufficiente affinché anche noi sloveni e altri Ausländer non cediamo alla tentazione e non saliamo sulle postazioni di osservazione lungo il sentiero. Presto raggiungo un bivio presso una casetta da caccia dove bisogna decidere. E dal sentiero "rosso" devio sul "nero" Kranjski vzpon (Krainersteig). Sì, in Austria segnano la difficoltà con la stessa scala di colori delle piste da sci e gli austriaci evidentemente non condividono l'opinione dei frequentatori del forum di qui che il sentiero non sia poi così difficile. Quando il sentiero a un certo punto raggiunge quasi il confine, possiamo intenzionalmente "ignorare" la scorciatoia breve segnalata che taglia una curva di 180° della strada forestale, e proprio dal confine stesso concederci un'altra vista verso il gruppo intorno al Grintovec. I cacciatori godono sicuramente di una vista ancora più bella, ma i cartelli in tedesco qui non ci permettono nemmeno di salire sulla postazione di osservazione. Beh, poi arriva comunque la "vera" salita con i cavi. In qualche modo si conferma la mia conclusione che le rocce dovrebbero essere ormai più o meno asciutte e con suole con un logo a forma di ottagono giallo si procede davvero senza problemi. Diciamo subito anche che tutti i cavi sono eccellentemente mantenuti, in molti punti sembrano completamente nuovi e non lesinano nemmeno sullo spessore. La prossima occasione per panorami si presenta anche dopo la fine del secondo tratto di cavi, quando dopo una salita piuttosto ripida attraverso una crepa raggiungiamo il versante occidentale e il sentiero per un breve periodo inizia persino a scendere. Poi un altro tratto con "cavi" e siamo quasi in cima. Si rivela vera anche l'ipotesi che i rovesci avrebbero ripulito l'atmosfera e davvero si aprono bei panorami cristallini in tutte le direzioni, a un'ora piuttosto precoce i peggiori sono ancora dritti verso il sole a est. Grazie ad alcuni "giovani pensionati" di Bela (Vellach) possiamo riposare su una panchina di emergenza invece che sulle rocce. Senza politica purtroppo non si può. Già a prima vista si vede che la croce in cima è piuttosto diversa dalle solite semplici sulle cime. Già al valico di frontiera abbiamo potuto leggere che è la stessa croce con cui decoravano i veterani delle battaglie per il confine meridionale (ovviamente dalla prospettiva austriaca/carinziana), nel 42° anniversario del plebiscito fu eretta dall'organizzazione dei veterani dei difensori e dal famoso Heimatdienst. Sulla targa sotto la dedicano sia ai difensori che impedirono l'annessione immediata della Carinzia meridionale al Regno di SHS, sia agli abitanti sloveni e windisch che votarono al plebiscito contro la divisione della Carinzia e infine anche alle vittime di quelle battaglie su entrambi i fronti. Beh, chi non si sente proprio in linea con queste organizzazioni, cerchi piuttosto di evitare la visita nei giorni intorno al per alcuni "santo" 10 ottobre... Basta politica. Segue la discesa per il sentiero settentrionale "rosso" ufficialmente più facile. A differenza di quello meridionale "cragno" era notevolmente più bagnato e bisognava stare piuttosto attenti sul fango e tra le rocce scivolose, anche i cavi sul tratto più breve sono tornati piuttosto utili in quelle condizioni. Poi il passo e il "nodo" Kepp (anche questo forum usa il nome tedesco, a quanto pare in sloveno dovrebbe essere anche Kepa?), dove finisce la parte più dura. Invece di un ritorno più breve a destra verso MP giro a sinistra verso Korte. Bisogna dire che sui cartelli direzionali gialli ufficiali usano ancora sistematicamente il nome sloveno accanto al tedesco Trögern. Beh, il sentiero si trascina parecchio, per lo più nel bosco, all'inizio su strade forestali ancora piuttosto belle, ma a una certa curva a sinistra dobbiamo fare attenzione a non seguirlo troppo (e perderci "da qualche parte") e a non perdere il bivio su un sentiero più stretto lungo la recinzione. Da qui si va un po' su strade forestali, un po' su sentieri forestali, praticamente impossibile sbagliare finché non raggiungiamo comunque Korte o il borgo intorno alla chiesa di Sv. Križ. Solo qui ho scoperto di aver appena attraversato la presunta zona dell'orso , beh, anche il cartello monolingue di avvertimento è più nello stile "non spaventarti troppo". Speravo un po' di incontrare qualcuno qui e mettere alla prova la comprensione del dialetto locale dello sloveno, ma purtroppo nemmeno qui c'era anima viva, anche se le case sembravano ordinate e mostravano segni di vita. Il paese è isolato (come sembrava, le autorità non gli concedono nemmeno l'asfalto), comunque molto idilliacamente situato sotto la Tolsta Košuta e il Virnikov Grintavec (se un albero o due in meno oscurassero le viste sulla chiesa sarebbe già troppo kitsch) e l'ho fotografato parecchio da tutti i punti possibili intorno, se fosse dalla nostra parte del confine mi sarei sicuramente dovuto accalcarmi con i turisti in certi punti panoramici come intorno a Jamnik... Da qualche parte si menziona la possibilità di riposare sotto il tiglio accanto alla chiesa, ma si potrebbe solo sedendosi sull'erba, si sono indicate anche alcune possibilità vicino a un piccolo fienile nelle vicinanze, ma simile al tiglio non era chiaro se fosse proprietà privata, cosa che in Austria prendono estremamente sul serio. Forse anche questo, a giudicare dalle lapidi intorno alla chiesa sembra che il paese sia esclusivamente sloveno. Lascio Korte per una scorciatoia passando davanti alla grande casa vicino alla chiesa, dove si vede ancora che una volta c'era un'osteria, e mi dirigo verso il pascolo di Roblek, ovviamente non quello famoso sotto la Begunjščica. Subito dopo Korte ci troviamo nel bosco, e con ciò per un bel po' anche la fine dei panorami. La strada forestale in ghiaia piuttosto larga e molto solida si trascina di nuovo e sale sempre in modo piuttosto concreto, a certi bivi bisogna anche stare un po' attenti a non girare nella direzione sbagliata. Quando comunque ci avviciniamo al confine, segue un nuovo bivio segnalato "Roblek-Alm", il sentiero ufficiale gira a destra verso il confine, ma io scelgo una scorciatoia dritta attraverso il pascolo effettivamente piuttosto idilliaco, dove non c'era più bestiame. Alla sola casa a destra e lungo un "sentiero" non molto battuto direttamente attraverso il pascolo, finché non segue il cartello "Achtung, Staatsgrenze" (attenzione, confine di stato), sembra notevolmente più vecchio di 35 anni, quindi ancora profondamente dai tempi in cui l'avvertimento era molto appropriato, poiché le guardie di frontiera dalla nostra parte sorvegliavano attentamente il confine e non esitavano nemmeno a sparare (mi incuriosisce comunque come sarebbe stato se una mucca non istruita fosse comunque finita dall'altra parte). Lì attraverso la linea di confine, fotografo ancora una volta in direzione della Tolsta Košuta e del Virnikov Grintavec, e più che evidentemente non c'era nessuno in agguato in attesa degli "illegali"... Proprio lì la strada forestale che arriva dal lato sloveno dei sassi di confine si dirama in più direzioni. La direzione più invasa a destra sembra che porterebbe da qualche parte verso Jezersko, quindi è da scartare. A sinistra andrebbe sui pendii austriaci di Roblek, ma scelgo il percorso intermedio (e anche la strada migliore), che attraversa Roblek sui pendii sloveni e conferma l'ipotesi di alcuni panorami solidi verso Jezersko. Quando lascio già i pendii di Roblek e la strada si ricongiunge a quella sinistra, noto alcune auto parcheggiate lungo la strada, probabilmente sarà un punto di partenza per il Virnikov Grintavec o il Pristovški Storžič per sentieri non ufficiali.... Quando vedo per la prima volta una casa, penso già che sia la Rakeževa planina proprio prima dell'obiettivo, ma a un bivio di strade forestali c'è una casa con una postazione di guardia abbandonata. Non è sicuramente un pascolo, probabilmente una ex dogana. Se fino a ora sono stato completamente solo per tutto il percorso, poco più avanti da qui incontro finalmente una persona. In realtà due turisti su biciclette elettriche che si sono persi cercando alcune cascate di cui non avevo mai sentito parlare (ovvio, se la cascata slovena più alta si trova all'altro capo del distretto di Jezersko). Spero che abbiano imparato la lezione che Google Maps forse va bene per la navigazione sulle strade principali e attraverso le città, nella natura è anche peggio di niente. Beh, presto è seguita anche la Rakeževa planina con panorami un po' meno spettacolari in direzione di Jezersko, poi finalmente anche il valico di frontiera. Prima con la traduzione "Heute Ruhetag" ho deluso un gruppo di ciclisti che parlavano "inglese" francese, ad alcuni altri turisti che si erano fermati velocemente sulla strada attraverso il valico sembrava molto evidentemente estremamente insolito cosa stesse facendo lì tra le cime e vicino ai cartelli di montagna un tipo con scarponi da montagna e altra attrezzatura da montagna.   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
| (+2) |  | |
|
|