27.6.2026
Un collega chiama per chiedermi se mi unisco a un'escursione impegnativa fuori sentiero sul Kaluder nella zona di Trenta.
Mi prendo tempo per riflettere e confermo, poiché lì davvero non ci sono ancora andata.
Parcheggiamo a Vrsnik, un po' oltre il trasformatore, e seguiamo il sentiero verso Črč. Sopra il pascolo c'è una sorgente d'acqua, dove in una giornata calda integriamo le scorte. Poi avanti verso Planina za Črnim vrhom, per una pausa panini. Il pascolo mi è familiare, probabilmente dal sentiero verso Baba, penso.
Sul pascolo scegliamo il sentiero superiore verso il rifugio di caccia; a metà circa deviamo verso Kaluder in un canalone stretto e ghiaioso tra i pini mugo. Qua e là si vedono tracce di rami bruciati; i ragazzi segano ancora un po' i passaggi più invasi.
Contenti di uscire dal ripido ghiaione con pini mugo, andiamo un po' a sensazione e seguendo le tracce nell'app sul telefono, un po' a destra e poi a sinistra, ci dirigiamo verso la cima. Il piacere per i panorami e uno stormo di avvoltoi grifoni che arrivano dalla direzione di Krn è indescrivibile.
Al ritorno scendiamo per lo stesso sentiero fino a Planina za Črnim vrhom, in direzione ovest, sotto Vovenek e attraverso il passo Predel verso il punto di partenza.
Soddisfatta della gita compiuta, una settimana dopo mi vanto con un amico alpinista, che mi chiarisce che eravamo già stati lì più di dieci anni fa.
Con una modesta descrizione da internet, cercando possibili percorsi, lottando con i pini mugo e interrogandoci se ce ne sia davvero bisogno.
Certo che serve, in montagna riviviamo e ricarichiamo l'anima, a volte però la memoria selettiva aggiusta un po' la gita e la storia

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