Senza parole e allo stesso tempo così tanto da scrivere, condividere,…e dove, come iniziare?!
Anni fa la mia amica Anka

mi ha detto che una volta esisteva un passaggio per il bestiame da Dunja a Reklanica oltre Forca de la Puartate e proprio allora eravamo sopra Dunja, così ho pensato, sa di cosa parla? Non vede le selvagge pendici dove l'erba è ancora attaccata

? Ma qualcosa si è mosso lo stesso e ho iniziato a cercare, scavare, trovato rare descrizioni di Igor e famiglia Kibub, che ha motivato ancora di più la curiosità. Nel 2020 abbiamo assaggiato la crudezza, selvaticità, solitudine di questo mondo, che dall'altro lato dà tanto se sai apprezzare e vedere ciò che è nascosto. Parte del sentiero già conoscevamo, quindi dopo quasi due anni di attesa e chiusura del Predel lo scorso weekend, finalmente spingiamo fino a Reklanica e davvero presto, lodevole per noi

, già lasciamo l'incantevole Patok. Cos'ha questo paesino che mi ha incantato così?!
Fino al bivio 620/621 sentiero già noto, in cattive condizioni però, soprattutto non pulito, ancora più invaso rispetto al 2020, avanti sui traversi meglio, finché non arriviamo sotto i pendii del Monte Jovet. Attraversamento della parte centrale del sentiero, che in posti manca, portato via o mucchi di pietre, alberi, rami, sabbia, tutto pronto per "andare", si vedono i gradini ma comunque scomodo, sotto i piedi vola nel vuoto, sopra la testa fischia, specie se sorprendi un paio di stambecchi saltellanti

. Quando le pareti di Jovet si ammorbidiscono prima del Rio Fontanis, il sentiero avanti buono, ma noi due andiamo solo fino al Rio Livinal, dove ci infiliamo nel greto invaso. C'è stato chinarsi, ginnastica, risse con rami e sospiriamo di sollievo quando finisce e usciamo sulla radura della conca Livinal.
Da qui entriamo in terreno nuovo, acceso i nostri "fiutatori", io col vermicino, specie su giri così dove l'ignoto sveglia sgradevole sensazione di paura

, meno male che il mio compagno è più free

e l'avventura è partita

. Dalla fine della conca viriamo a sinistra sotto la parete, dove i primi pini nani segati ci ingannano, ma presto capito che quei sentierini non sono piacevoli per camminare, l'uscita era lontana in Dunja

. Saliamo un "pezzo" più su, litighiamo un po' coi pini nani e sì, ce l'abbiamo fatta Forca di Dogno

, anche se il mio vermicino dubitava ancora un po' che ce l'avessimo fatta così in fretta, ma pini nani segati, un po' di astuzia e modestino sentiero che guidava, i passaggi si aprivano e quando ci siamo fermati davanti alla polička di Zlodej era chiaro, beh io al 98%, haha, che era quello. Calzate caschi e già lo "Zlodej" ha alzato il battito, parte della cengia stretta, caricata, esposta e fa presagire cosa offre il seguito. Dopo il traverso entriamo in mondo più facile, e presto guardiamo dall'altra parte, beh ero ancora io a lottare coi pini nani e sento l'urlo del compagno e sì, giustificato

. Vedi la parete marcante di Strma peč, vista su Dunja, Montaž e sbirciata sul seguito, panorama che accarezza e allarga le pupille


. Camminiamo sulle cenge sotto Jof dei Miezdi, qua e là spaventiamo abili 4-zampe e unici residenti fissi che ci salutano da lontano con sassi, ma credo sorpresi dalla "altra razza"

. Procediamo senza problemi quando da sinistra improvvisamente un punto rosso, poi un altro e qui si unisce il sentiero da Dunja e i punti rossi standard avanti. Continuiamo su una valletta a cengia ariosa lussureggiante, poi altra valletta e sterrini vertiginosi non mancano, quando arriviamo alla famosa traversata ed ecco corda tesa, mmm ma mi assicuro extra, sono brava sulle traversate aeree

, meglio 2x

. Ma la vera ciliegina sulle traversate aspetta dietro l'angolo, mezza traccia mangiata

, tra rocce friabili, traverso sabbioso, appoggio minimo, niente alberi o roccia solida per assicurare, solo erba da afferrare. Aspetto sicura, sbircio

solo guardandolo il compagno che lascio passare primo per proteggermi dopo, più per la testa che scarpa perché per quella non c'è comunque rinvio e afferro erba non so se ne è rimasta verde

. Qui finiscono traversate vertiginose e traversi in generale, fine anche di sentiero. Punti rossi spariscono, davanti conca erboso-rocciosa ripida che affrontiamo sulla vegetazione, scelta non buona ma una volta entrati continui e cerchi migliori passaggi. Sapevamo solo tenere a sinistra e dopo prato faticoso arriviamo sotto parete dove ultima cengia oltre finestra molto più facile da raggiungere che dall'altro lato ci porta a Forca de la Puartate e... sensazione confusa, senza parole ma dentro ribolle…ce l'abbiamo fatta davvero, li abbiamo trovati e percorsi, sìììì Semide dei Agnei si sono lasciate "catturare" per breve tempo che si è fermato...
Quest'anno firmati primi, poi sdraiati muti ognuno sul suo pezzo d'erba assorbendo sensazioni...impagabile

.
Dopo lunga pausa tempo per discesa che conoscevamo ma un po' sottovalutata

. Dopo lungo approccio già fatto stavolta discesa su Il Rop (nota dove parte discesa su parete esposta, quest'anno corda tesa non c'era nel 2020) davvero massacrante senza fine ripidi canalini per corpo già stanco dove afferrare e bouquet non più divertente ma estenuante

. Ma tutto finisce, anche noi due raggiungiamo sentiero 621 in silenzio inseguendo passi fino Patok e arrendiamoci ai pensieri...fatto.
Gita dove devi partire dalla fine per affrontare l'inizio. Devi conoscere la discesa altrimenti prati non ti lasciano. Noi due 14 ore senza fretta no grossi problemi pini nani segati aiutano punti rossi ma traversi vallette distrutte protezioni terreno non facile tolgono tempo. Esperienza unica e buffo quando dalla valle ronza civiltà tu in mondo crudo selvaggio...così vicino così lontano e sì...LO SO torneremo!
E alla fine...ancora mi chiedo verità o mito roba al limite dell'incredibile impensabile...