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suhy - Ultimi messaggi

Discussioni avviate:
suhy10. 02. 2025 00:39:48
Beh, uno non sa se descrivere ciò che è già stato descritto innumerevoli volte o no. Ma poiché la lettura oggigiorno è un'attività sempre più rara, la raffinatezza culturale della società appassisce tristemente. E non dimentichiamo, noi importanti membra di questa società siamo anche scialpinisti. È chiaro che senza agitare una penna d'oca intinta nell'inchiostro su un foglio bianco non resta molto che possa attirare l'occhio a passeggiare sui sentierini di lettere maiuscole e minuscole, virgole, punti, punti e virgola, punti esclamativi e altri prodigi grammaticali di pensieri registrati su carta o schermo. La scrittura è infatti la base fondamentale e il pilastro di numerose scienze, pensiero filosofico, poetica, poesia, dramma così come la comunicazione quotidiana di lettere oneste, telegrammi, cartoline e giornali che si occupano di diffondere notizie dalle valli domestiche e avventure straniere. Anche le leggi che la saggia autorità ci ordina affinché le masse popolari ignare sappiano cosa è giusto e cosa sbagliato richiedono non poca carta e inchiostro. Un bel esempio di tale attività ce lo offre in questi giorni il fresco presidente americano, che con parafrasi teatrali su una pira di decreti secondo la sua saggezza migliora non solo la vita e il lavoro del popolo che l'ha insediato, ma l'intero genere umano. A giudicare dall'orientamento ideologico del primo uomo della prima e grande terra, si teme un decreto che colpirà anche il petto natio della sua bella consorte con dazi sulle merci secche, se noi scialpinisti traceremo più curve a sinistra che a destra.

E ieri era l'8 febbraio, lo sappiamo, il giorno di Prešeren dovrebbe essere quel giorno in cui dedicarsi alla cultura con tutto il vivere e l'essere e almeno per un giorno dimenticare il materialismo rivampirizzato, la frenesia consumistica, la debilità degli influencer e altre illusioni del progresso, dove al genere umano, corona della creazione, è chiaro solo che non è più chiaro dove va il cammino del progresso. Quel giorno quindi ascoltiamo attentamente gli oratori festivi eruditi che con parole scelte, piacevoli alle orecchie e dolcemente sonore, bravure retoriche sanno dire qualcosa sulla grande importanza della cultura per la nazione slovena, che da sempre ha potuto stare e persistere su questo petto. In questo spirito quel giorno ci sforziamo di guardare bello, parlare bello, vestirci festosamente, pettinarci di lato e fare cose che assomiglino almeno un po' a un mortale culturalmente illuminato. Vale anche per lo scialpinista. Quel giorno non vogliamo davvero essere accusati ingiustamente di rozzezza. Oltre alle visite gratuite ai templi della cultura forse prendiamo in mano qualche lettura leggera, possibilmente di contenuto più leggero e più sottile possibile, e lottiamo con la decifrazione di una moltitudine di lettere, elementi della struttura della frase che lo scrittore ha ammassato lì per rivelare al lettore ciò che lo scrittore sa e pensa che il lettore non sappia. Perché la cultura in questo ruolo connette e avvicina le persone affinché si comprendano, si sentano e si amino. Se non abbiamo letture, sullo schermo per un cambio invece di Instagram, TikTok o Facebook cerchiamo cosa vi è scritto, ad esempio sullo scialpinismo. Affinché la lettura dallo schermo, specialmente prolissa, non diventi noiosa, ci pensano le immagini allegate di sciatori felici e sorridenti, panorami alpini meravigliosi e firme sinuose nella farina.

Purtroppo sul salto di oggi a Testa sopra Šito non c'è molto da dilungarsi e nemmeno molte delle immagini menzionate. Nella nebbia siamo saliti culturalmente e scesi sciando culturalmente in luce diffusa. Nonostante le condizioni, numero anomalo di visitatori, corsi alpinistici, GRS croata sullo scialpinismo e escursionisti domenicali. Le curve iniziali nel canalone erano più caute, dopo ca. 40 m di discesa prevaleva neve dura, un po' crostosa, di cui non ci si lamenta quest'inverno.

Nella diffusa abbiamo finto di godere immensamente, Jakob, Gregor e Miha.mežikanje
suhy5. 01. 2025 12:54:49
Il lamento sul turno sci sulle condizioni nevose catastrofiche nella terra natia è stato esplicito e implicito così tanto da diventare troppo noioso e non vale la pena ripeterlo all'infinito. Quindi quattro optimisti ingenui, che il giorno prima della fine dell'anno da qualche parte lontanissimo oltre nove montagne e cinque tunnel in alto su Schilchegg (2034 m) abbiamo trovato un po' di soddisfazione turnosciistica nella neve fresca, decidiamo di provare la stessa fortuna sul nostro Snežnik di casa. Abbiamo creduto alla profezia dei saggi eruditi che conoscono sole, vento, pioggia e neve, che ne avrebbe accumulato in abbondanza entro questo sabato sugli estremi meridionali del suolo natio.

Nel nostro entusiasmo ci portiamo prima a Mašun, lì delusi constatiamo che ai Sviščaki distanti 10 km sulla strada non spazzata non si arriva. Gli spazzaneve non ne hanno avuto pietà per spazzare la neve, e come lezione a tutti noi che ci siamo sforzati fino a Mašun pensando di ridurre efficientemente la nostra impronta di carbonio via scorciatoia, l'hanno pure scritto bene sul cartello accanto. La strada sarà lasciata ai capricci della natura per tutta la stagione invernale. In quell'istante purtroppo non avevamo a portata di mano un trattore o simile macchinario agricolo, tipo motocoltivatore o combinata, che solo sarebbe stato all'altezza della neve fresca fino all'obiettivo, quindi non ci è rimasto altro che tornare a Knežak e dopo un giro di 50 km via Ilirska Bistrica portarci ai Sviščaki. La favola invernale che le auto stipate intorno hanno evocato con sole, cielo azzurro e foreste fresche di neve risveglia subito speranza nei cuori che ravviva le vene, schiarisce il cuore e l'occhio; che annega tutte le preoccupazioni turnosciistiche, risveglia nei petti abbattuti speranza di neve fresca vergine. Impressionati dalla scena e sorpresi dallo spirito romantico del nostro più grande poeta Franceta P., pieni di aspettative ci allacciamo gli sci e sfrecciamo lungo la strada forestale innevata verso Snežnik. Ma guarda un po', fin dove arriva l'occhio nessun turnosciatore, solo escursionisti. Per l'amor di Dio qui nessuno ha ancora sentito quanto sognante scenda la powder da Snežnik? Già il nome (geograficamente non insediato proprio) di questa maestosa montagna, Snežnik, che al primo sguardo associa ebbrezza bianca, avrebbe dovuto far riflettere le masse popolari ignoranti, ansanti in salita, che qui ci dev'essere neve quanta ne desidera il cuore turnosciistico. Loro però senza sci! Seriamente abbiamo iniziato a chiederci se in questo mondo turnosciistico siamo davvero i più furbi solo noi quattro, a cui è cristallino chiaro perché questa montagna stia qui e quale uso – turnosciistico s'intende – sia prescritto dalle leggi turnosciistiche.

Ma quando usciamo dal bosco in piano e si svela la vasta vista sulla montagna e i suoi pendii, diventa subito chiaro perché gli sci aspetteranno lì lungo il sentiero. Veramente sembreremmo matti spostati se insistessimo sui crinali fino in vetta, quando già gli uccellini sul misero innevato di rade piante cinguettano che è solo per quei (quattro?) che la saggezza non ha ancora incontrato. Preoccupati per la nostra reputazione turnosciistica, immagine pubblica di esperti per curva arato a sinistra verso il pendio e per evitare sensazionalismo mediatico e rosicchiamento sulla stampa gialla, negli scarponi da sci ci siamo infiltrati il più inosservati possibile nella massa di escursionisti e fusi con loro. Dalla figura del turnosciatore che ha raggiunto la rivelazione fatale che non c'è turnosci dove non c'è neve, siamo riusciti a trasformarci nella figura del tipico escursionista montano. L'immagine della montagna innevata illuminata dal sole era fantasmagorica, ma neve sufficiente solo per scenografia, per lo sci troppo poca. Anche nel canalone dove sarebbe l'unico possibile scendere, troppe rocce visibili.

Quando dalla cima torniamo agli sci, sul sentiero forestale pianeggiante riusciamo in qualche curva magra nella neve fresca, tanto da giustificare la pubblicazione di questo esaustivo resoconto informativo su Hribi.net. La maggior parte del percorso comunque trascorre in discesa comoda sulla pista, parti pianeggianti in tecnica classica o pattinaggio da fondo.nasmeh
Commenti:
suhy12. 02. 2025 13:09:12
suhy10. 02. 2025 19:42:04
Cari amici montanari, spreco di tempo e inchiostro per dimostrare se la rubrica è giusta o sbagliata. Sembra litigare sull'ombra dell'asino. Il sito Hribi.net è perfettamente a posto e serve eccellentemente al suo scopo. Chi si rode per cosa accade in alto sopra le valli può spegnere la curiosità efficientemente qui. Ma poiché senza cera neanche la scarpa scolastica si infila, anche il sito richiede un po' di noiosa ricerca tra rubriche, autori, date finché la risposta giusta vede la luce e illumina il curioso. L'aspetto del suddetto sito è diverso se lo navighiamo sul PC di casa o sul mobile, e pare dipenda anche dal browser web montato sul PC.

Noi amanti delle montagne dovremmo preoccuparci più che di discussioni su rubriche e trivialità degli eventi che pongono la fatale domanda se potremo ancora versare il nostro amore per le montagne sui suoi vertici, sentieri, pascoli fioriti, presso i pini cembri, su pendii innevati e altri angoli preferiti della natura primordiale, o se potremo farlo solo a distanza tramite app sullo schermo supportate da intelligenza artificiale, perché i locali usurpatori del bene pubblico in combutta con l'avida avidità capitalistica ce lo vieteranno tutto. Cioè con la scusa che è necessario perché la natura alpina soffre terribilmente per noi, meno pare quando i magnati finanziari fiuteranno opportunità redditizie in queste zone e inizieranno a piazzare propri fondi arricchiti di crediti nello sviluppo di capacità turistiche, costruzione di resort glamping luxury all-inclusive elitari, hotel lussuosi in locations idilliache scelte con cura con vista indimenticabile sulla scenografia romantica delle montagne, appartamenti con sauna, fitness, spa & wellness e altre forme di esperienze olistiche per portare masse ingestibili di pecore turistiche in questo paradiso al lato soleggiato delle Alpi, assetate di esperienze uniche, ingozzarsi di stravaganze culinarie alla Ana Roš nelle loro tube digestive e selfie davanti alla chiesetta in mezzo al lago o la parete nord del Triglav. Al vertice per garantire risorse d'investimento sufficienti per tutti questi progetti di sviluppo innaturali che beneficeranno camosci, volpi, condor e altra fauna da un lato, come edelweiss, cactus, larici e altra macchia alpina dall'altro, è naturalmente necessario monetizzare la visita alle montagne, che come vediamo e sentiamo ancora meglio fanno gli sceriffi locali con parcheggi esorbitanti, tornelli agli ingressi delle valli alpine, privatizzazione dei rifugi e altre forme di gestione redditizia del mondo montano, quella parte della creazione qui da tempi immemorabili quando neandertal pelosi arrancavano oltre Komarča con torce in mano e a differenza di oggi lo facevano completamente liberi. Sì, assolutamente liberi. Se allora un homo sapiens un po' meno peloso bloccava casualmente il loro cammino e provava a far pagare l'ingresso al TNP in nome del progresso civilizzatorio e preservazione di dinosauri estinti, invece di un mucchietto di conchiglie, allora valuta proto-ufficiale, incassava solo una bella dose di botte, così non gli saltò più in mente di limitare la libertà altrui. Varrebbe la pena provare anche oggi?
suhy10. 02. 2025 09:33:35
Se capisco bene la struttura del forum sulle condizioni attuali, lo stesso piccolo sentiero può apparire più volte in diverse rubriche, a seconda se ci sale un escursionista, arrampicatore, trail runner, ciclista, scialpinista o una famiglia che vuole mostrare i pregi del mondo montano ai bimbi curiosi, nonni, nonne e animaletti pelosi. A quello sono dedicati i forum dei gruppi montani (Alpi Giulie, KSA, ...), escursioni familiari, corsa in montagna, ciclismo in montagna, ascensioni alpinistiche e scialpinismo.nasmeh
suhy3. 02. 2025 21:12:10
Sì, la domenica di ieri su Kanin è stata un paradiso vero per gli scialpinisti. Naturalmente relativo, rispetto all'inverno schifoso di quest'anno. La funivia porta il quintetto per 13 € a persona a causa della stagione desolante di scialpinisti demoralizzati dal Sella Nevejsko a Prevala, lì una piacevole sorpresa. Nella Krnica sul lato sloveno c'è un campo di polvere da esportare, non proprio vergine ma ancora abbastanza intatta, candidati che vogliono incidere la loro firma dentro ce ne sono un sacco intorno. La situazione è cristallina per i cinque, quindi senza esitare si mettono subito in partenza, si lanciano nella conca urlando e zigzagano giù per il pendio. 400 metri di dislivello di polvere è vera nirvana scialpinistica dopo tanto tempo. Saliamo ancora al sella sotto Prestreljenik e scendiamo in stile non proprio scialpinistico su pista ben battuta fino al parcheggio. Per concludere con successo analizziamo l'esperienza con idratazione ben meritata al Hram pri Aljažu a Dovje.
suhy31. 01. 2025 22:50:37
Marko, grazie per l'info sul punto di partenza del sentiero. Il sentiero di caccia è visibile dalla cima di Dolinska gora.
suhy19. 01. 2025 23:47:17
Una settimana dopo la favola invernale non c'era più, anche lo sci era probabilmente un po' diverso, ma oggi valeva comunque la pena salire con le pelli sulla Grande Mojstrovka. La Piccola è già quasi completamente nuda e inadatta per lo scialpinismo. Sorprendentemente poca gente, qualche escursionista, decisamente meno scialpinisti. Dalla strada ai Vratca sugli sci, sopra i Vratca per pendenza e mancanza di neve qualche minuto di portage sci, poi fino in cima di nuovo sugli sci. Raccomandati i ramponi.
E quando tre scialpinisti arrivano in cima, capiscono subito che più in alto non si va, quindi non resta altro che fissare gli sci e scendere lungo il pendio da dove sono venuti. Affinché lo sci non sia troppo noioso e simile a quello sotto gli impianti, ci pensano vari tipi di neve che si alternano allegramente sotto gli sci. C'era una durezza compatta, un po' di crosta fragile, qua e là crosta fastidiosa, sotto i Vratca evitare mucchi di neve, resti di valanghe e altro dal ricco repertorio di sfide dello scialpinismo che di solito rovinano la perfezione stilistica della curva da slalom. Più o meno con successo - a seconda dei km di scialpinismo e dell'agilità - siamo arrivati zigzagando soddisfatti fino alla strada.
suhy12. 01. 2025 23:56:15
Se si da credere alle mappe, la fattoria, ora in rovina, si chiamava Jamnik. Ieri l'abbiamo visitata con mia moglie partendo da Kozjekov graben, dieci giorni fa dalla cava con un collega in giro circolare via Osolnik.
suhy17. 11. 2024 20:15:18
Dalle tracce pare che i giovani siano sfrecciati in stile Gajser lungo i mulattiere e le tracce da insediamento Pod Košuto (830 m) allo svincolo (1280 m) per Pl. Šija, poi abbiano morsicato la ripidezza lungo e accanto al sentiero segnato sulle mappe fino alla micro radura (1430 m), dove li ho raggiunti mentre riposavano e raffreddavano i motori. Foto col teleobiettivo fatta quando dopo riposo meritato si sono spinti fino a ca. 1490 m. Se sono andati più in alto, difficile giudicare da suono e fumi di benzina, poiché dopo non li ho visti.

Stato attuale su mulattiere e tracce percorse è per camminare davvero molto scomodo, poiché mantenute con macchinari forestali pesanti, quindi strappate, piene di sassi, rocce, fango e rami rimasti dopo trasporto legname in valle. E forse inizierò a credere che rimedio efficace contro questi fastidi sia l'enduromežikanje
suhy17. 11. 2024 00:10:32
Sì, lassù evidentemente non si va proprio spesso. La vista sulle cime circostanti è meravigliosa, notata dall'occhio sinistro e confermata dal destro, ma il sentiero fino alla vista e ritorno è parecchio faticoso e fastidioso. Ma ne è comunque valsa la pena.

Alle dieci e mezza l'esploratore del mondo inutile parte dal piccolo insediamento Pod Košuto lungo le tracce fresche arate ma terribilmente poco amichevoli per camminare su per il ripido pendio. Pensando di ascoltare l'armonia subdominante settenaria del tranquillo silenzio, fruscio del vento e cinguettio degli uccelli, nelle orecchie, incudini e martelli al posto della beatitudine melodiosa irrompe il suono acuto dei motori delle motoseghe che risuona dalle macchie circostanti. Un onesto escursionista capirebbe che senza la cacofonia assordante che riempie le masse d'aria sotto Košuta non ci sarebbe pane per molte anime oneste e laboriose che vivono in queste zone ricche di alberi. Ma presto si scopre che i motori non sono da biasimare per la sofferenza dell'udito dell'escursionista. È sabato, giorno di riposo per i lavoratori onesti per tradizione antica. E nelle macchie dovrebbe regnare il silenzio. Da dove viene allora questo rumore che taglia l'orecchio abituato al trambusto urbano, si domanda l'escursionista. In più, se credere alle proprie orecchie, il rumore non viene dalla valle come ci si aspetterebbe da un escursionista a 1400 m, ma si sente alto sopra di lui. Misurare abeti con moto a questa altezza è strano, poiché le tracce per portare il legname in valle non si vedono da tempo. Il pendio è così verticale che l'uomo ha messo persino ramponi sulle scarpe da scuola per evitare incidenti scivolando di lato giù. Poiché con la propria intelligenza non arriva al fondo, prosegue rassegnato lungo il sentiero appena visibile verso la cima. Quando accumula altri cento metri di dislivello sotto i piedi e si trova su una piccola radura, improvvisamente vede due dentini da latte - non più di sedici o diciassette primavere - seduti sull'erba vestiti con abiti colorati, protezioni su ginocchia e gomiti e caschi in testa. E la cosa diventa chiara all'uomo subito, perché davanti a loro vede due enduro che riposano sull'erba per raffreddare il motore surriscaldato e riprendere fiato. Sì, quello era il rumore insopportabile, perché i giovani si sono sforzati al massimo sul pendio con le loro enduro, dove si sentono a casa solo stambecchi e camosci. Anche alla domanda se non si va più su, hanno risposto che non hanno finito. Sembra che oltre agli escursionisti, alpinisti, scialpinisti, ciclisti di montagna, corridori avremo una nuova razza di escursionisti che cavalcheranno sulle enduro fino alle cime. Beh, non sono arrivati alla cima vera e propria, ma visto e soprattutto sentito forte, sceriffi locali, sindaci, ranger, ispettori, supervisori e altri con il potere andato alla testa potrebbero ripensare alla giustezza di barriere, parcheggi, biglietti d'ingresso, divieti ecc., con cui nel nome della kvazi-protezione della natura sempre più amareggiano la vita della gente montana onesta, mentre selvaggi su moto e quad si scatenano senza limiti su sentieri, tracce, macchie, pascoli.jezen

Dalla cima l'uomo cammina ancora qualche centinaio di metri lungo la cresta verso Veliki vrh, quando la passeggiata diventa troppo ariosa a sinistra e destra, intelligentemente gira, torna sulla cima e scende verso la valle sui ramponi. Essendo di natura molto curiosa, fa una deviazione fuoripista fino a Pl. Šija, che è pascolo solo di nome, poiché al suo posto ora c'è solo una macchia, nessuna traccia del pascolo.nasmeh
suhy6. 11. 2024 13:03:59
Visto la stagione, naturalmente l'aglio orsino non c'è più, ma zecche quante ne vuoi. Io stesso ne ho prese contro la mia volontà e rimosse a casa, credi o no, ventisette (27)mrk pogled
suhy30. 10. 2024 23:42:16
Sì, tutto ciò che j. ha descritto sulle condizioni intorno a Kopa vale come inchiodato anche mezzo anno dopo. Oggi le intenzioni dello stezosledca erano più ambiziose - oltre a Kopa voleva salire anche Rzenik -, ma gli splendidi panorami da Kopa, dal sentiero Martinj e dal bivacco di buona volontà erano così tanti che non c'era tempo. Nessun problema, al posto della cima si sono raccolti più bei momenti in camera per ricordo. Gli ultimi 200m di discesa da Pl. Rzenik attraverso Dolski graben fino alla strada in buio pesto. nasmeh
suhy28. 10. 2024 23:59:14
Il delinquente torna sulla scena del delitto. Beh, non proprio un delinquente, per essere precisi, è solo un appassionato escursionista che si è di nuovo desiderato di cuore la Požgana Mlinarica. Proprio come tre anni fa e quasi lo stesso giorno. Sì, ama tantissimo quegli angoli solitari, remoti e selvaggi. E poiché si prevede che proprio quegli angoli dopo il 4 novembre, quando secondo voci verificate da dietro i banconi e altre fonti ufficiali su ordine della sindaca di Kranjska Gora inizierà a funzionare la rampa a pagamento all'ingresso di Vrata, saranno molto meno accessibili ai comuni mortali, l'uomo, profondamente sorpreso dalla saggezza popolare, non si tormenta troppo su cosa fare. Sa infatti che l'opportunità mancata non ritorna mai, e anche, meglio un passero in mano che un piccione sul tetto, e inoltre, non rimandare al 4 novembre ciò che puoi fare una settimana prima.

E così in questa mattina presto ha in mente di portare la sua bicicletta fino a Turkov rov, da dove gli amanti dello scialpinismo in inverno partono in salita verso Cmír, e chiuderla lì al cartello. L'uomo infatti pianifica un giro circolare, che secondo la logica escursionistica non è proprio quotidiano, ma piuttosto speciale, poiché ci vorrà un po' a piedi e un po' pedalando. Qualcosa del genere, solo un pochino meno freneticamente di come lo fanno i nostri eroi Pogi e Rogla, quando con gioia, piacere e trionfo riempiono i cuori della gente della terra al sud delle Alpi.

Poi l'uomo con l'auto torna a Mojstrana e verso Radovna fino alla deviazione per Kot, da dove a piedi si infila nella ripida verso Črna gora. Il rifugio crollato da qualche parte a 1200 m, per causa del quale della traccia non è rimasto niente, non disturba molto l'uomo temprato nei senza sentiero. Questo sapendo che tutte le vie portano a Roma, e dalla città eterna non è lontano ai prati di casa, e che è tutto solo un normale colpo di tosse felina, guarda su tutti i sette lati e a destra passando la triste immagine del crollo ligneo quasi a picco si fa strada fino al bivacco come per gioco. Là sorpresa. Fermo convinto che oggi lunedì lavorativo in beata solitudine e silenzio avrebbe solitato tutto il crinale fino alla Požgana Mlinarica e in valle fino alla bici chiusa, lo sorprende – guarda un po', accidenti, da dove è saltato fuori – un alpinista, che probabilmente pensava lo stesso. Come è bella abitudine tra escursionisti, parola su parola, e gli uomini dalla piena di parole presto indovinano che hanno intenzioni molto simili. Perciò si danno una mossa e marciano insieme nella stessa direzione. Fedele, che uno si chiama Roman, l'altro Miha. Poiché entrambi a prescindere dal nome hanno testa aperta, in più nature loquaci e quindi non lesinano la lingua, sul percorso oltre Črna gora, Predelov vrh, Lengarjeva glava, Požar e oltre Rušnata Mlinarica fino a Požgana, come si addice solo a uomini seri e solo loro sanno farlo, da uomini discutono di tutte le cose generalmente utili per vivere ed esistere. Per chiacchiere vuote, cibo preferito dove piume e becchi si accalcano in abbondanza, non gli importa niente. Il sentiero di cresta è lungo come un serpente primaverile, qua e là serve un pizzico di abilità manuale con la roccia, perché l'alpinista non si ribalti accidentalmente in un triste irreparabile, ma in tale piacevole compagnia il cammino è passato veloce.

Sebbene gli uomini inizialmente intendessero scendere dalla Požgana Mlinarica ognuno per la sua via, alla fine si sono accordati di prendere la stessa (Planica – Pokljuka) verso Vrata. Dopo un'ora e mezza arrivano alla strada, dove la bici aspetta uno di loro, l'altro purtroppo ha dovuto camminare fino a Mojstrana. Prima di andare ognuno per i fatti suoi, gli uomini si stringono la mano e si salutano. Miha inforca la bici e dopo una buona mezz'ora all'auto registra la salsiccia che si è accumulata in 21 km di lunghezza e ben 1587 m di dislivello. nasmeh
suhy24. 09. 2024 00:45:56
Se l'uomo fosse chiaroveggente, non sarebbe povero. Qualcosa del genere vale per l'avventura di sabato da Beli potok a Vrtaško Sleme, che si sarebbe svolta un po' diversamente in certi punti se l'avventuriero avesse letto prima cosa hanno scritto gli amanti di questi angoli dimenticati.

Era sabato quando l'uomo arriva in auto a Mojstrana, lì scarica manualmente la bici e la lega perché qualche furfante non la porti via, al lampione dove finisce il sentiero da Vrtaška planina. Poi passa Belce fino al parcheggio presso l'ex ponte ferroviario, da dove attacca con foga il sentiero nella valle Beli potok. Mentre i metri sotto gli scarponi cadono allegramente, l'uomo fissando Beli potok si scervella su cosa fare se non riesce a infilare quel sentierino sopra Skočniki accanto alla malga di caccia distrutta su Smolo (1789 m) fino a Votlega slemena. Pur se ben tracciato sulle mappe, in natura dove la gente se n'è dimenticata da tempo, spesso si perde in tale boscaglia che il camminatore, se non esperto di movimento selvaggio e non sa granché come gestire le cose lì, porta non dove voleva ma in un punto di non ritorno da cui salva solo per miracolo divino. Se dopo primi passi vede solo tanto sentiero quanto neve dell'anno scorso, il saggio decide di andare su Rutarski vršič, dove è stato tante volte e sa come arrivare in vetta.

E infatti sopra Skočniki l'uomo si fa strada attraverso il torrente al posto dove c'era una volta la baracca, ora tronchi sparsi come stuzzicadenti ovunque e sotto rovina una volta chiamata malga di caccia. Dicono che una tempesta mostruosa abbia sfoggiato la sua forza tempo fa. Nessuna traccia del sentiero in quel triste luogo, ma occhio d'aquila (+2,5 diottrie) del seguipista temprato e unto con tutti i trucchi nota che non può essere il primo, qualcosa prima si è arrampicato sui tronchi e strisciato sotto. L'uomo non ha bisogno di pregarlo 2,5 volte, si dà da fare. Dimena qui là, ripete manovra, quando il poveretto si incastra nel labirinto ligneo, ma alla fine si fa strada attraverso i detriti della baracca fino al sentierino caprino che un tempo era sentiero di caccia. Per verificare se ha azzeccato il passo, tira fuori lo smartphone e guarda nell'app di orientamento, come si dice oggigiorno dottamente, che registra i raggi di satelliti artificiali che orbitano nello spazio profondo intorno a madre Terra guidando in sicurezza aerei, elicotteri, navi, zeppelin, auto, razzi e altri mezzi di trasporto passeggeri e merci. Se credere all'app, l'uomo ha deviato dal sentiero solo una cinquantina di metri troppo in alto. Niente paura, pensa, se l'elettroneccanica in mano dice vero, per principio ZKP (sano buonsenso contadino) basta scendere tanti metri verso valle. Si fa strada ancora attraverso due ripidi canaloni di Žlebnica e poco più giù mette piede su un sentierino ben marcato, senza dubbio quello giusto. Con qualche correzione di direzione di 10 m a sinistra o destra, fornita generosamente dalla suddetta app elettrica tascabile, l'uomo arriva vittorioso alla cima di Smole (1796 m), continua oltre Votlega Slemena (2049 m) e calca trionfante Vrtaško Sleme (2077 m). Piccolo passo per l'escursionismo, gigante per l'escursionista!

E ora? Vagabondaggi nella wilderness e morsi alle ginocchia ne ha fino alla testa, così con trotterellare leggero giù per sentiero ben segnato verso Mojstrana, lì al lampione come anfibio (escursionista e ciclista) inforca la bici, pedala con cadenza misurata sulla pista ciclabile verso il punto di partenza e dopo nove ore e mezza sigilla la meravigliosa salsiccia avventurosa.nasmeh
suhy18. 08. 2024 09:41:39
Inizialmente non volevo criticare rifugio Stanič, ma al commento di Tomco aggiungo che mio baffo sicuramente più pesante di mezzo litro radler, portafoglio 7€ più leggero, se non ci avessero fatto aspettare cinque minuti al banco vuoto con compagno, giusto tempo per trovare occhiali e guardare prezzi astronomici sul menu. Invece sorgente al bivio Macesnovec per idratazione rinfrescante, corpo surriscaldato dopo quattro lunghezze semi-pro crawl piacevolmente raffreddato nel lago Kreda. Accesso lago peggiorato, nessun secondo ponte di legno verso Krma, attraversare Radovna, per eroi abituati a tutto un gioco da ragazzi velik nasmeh
suhy17. 08. 2024 22:43:46
Anche il venerdì di ieri, 16.8.2024, è stato bello. Nel fresco mattutino salto da Kot via arrampicata a Rjavina, poi sentiero di cresta a Dovška vratca e al sole avanti al rifugio Stanič. Se al rifugio non resta liquido nello zaino, sete con radler o birra per modici 7€ mrk pogled.
Discesa sulle Cime Vrbanove nel caldo pomeridiano molto più facile di salita opposta, provata da alcuni escursionisti sudati. Miserabile vista di escursionisti cechi, spagnoli, francesi esausti poco sopra sorgente, ingenuamente aspettando facile accesso al rifugio Stanič, ma nei giorni più caldi carichi pesanti da Kot solo dopo le 14 - invece piaceri montani solo tormento e guai. Peccato ogni scuola costa...nasmeh
         
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