È risaputo che in inverno fa freddo, ma che per una certa ascesa serva il freddo probabilmente non è del tutto vero. A Neveja faceva freddo al mattino, ma non esageratamente sui -15. La strada per Pecol era qua e là un po' ghiacciata, ma nessun problema. A Pecol tutto era già al sole e la bellezza brillava. La traccia dura non mi è piaciuta troppo, quindi sono andato un po' per i fatti miei, ma siccome tutto era scivoloso, le pelli e la tecnica corretta mi hanno permesso una bella risalita. Se fossi andato solo a sciare in freeride, Pecol in queste condizioni sicuramente non l'avrei scelto. Quando mi guardo intorno vedo due persone lassù in alto, presto inciampo in uno zaino e racchette da neve doppie, sotto l'ingresso nella parete, anche uno zaino più piccolo, corde, chiodi da ghiaccio, piccozze. Quei due si sono attrezzati, penso, quando decido di nascondere gli sci sotto la roccia vicina e mi attrezzo anch'io. La prima canalino l'hanno salito bene, condizioni ideali noto. Proseguo sulle tracce dei predecessori e guarda si sono sbagliati, le tracce sono andate dritte su da qualche parte, io vado nel quadro del sentiero estivo a destra. Condizioni eccellenti, neve dura, secca, senza vento, sole. Quando arrivo sotto la "Pipanova lojtra" cerco quei due, ma non li vedo, quando arrivo più in alto, vedo l'ultimo che è salito attraverso il pre-passo. Dalla sicura tolgo la piccozza e la metto nello zaino, e mi assicuro alla catena e arrampico su verso la "lojtra". Poco neve, un po' di ghiaccio e molta roccia nuda, sulla lojtra mi va benissimo. Sono presto su, dove uno di loro assicura l'altro che è dietro sulla corda sul lato Zajzer. Scambiamo qualche parola e proseguo. Tutto intatto, un pochino mi preoccupa la cresta, anche se la conosco alla perfezione, ma più in condizioni asciutte. So che almeno in tre punti bisogna andare sul lato nord Zajzer, e le cornici potrebbero essere pericolose. Neve sul lato sud per lo più dura, sulla cresta e lato nord farinosa, ma fondo duro. Mi va bene, la cima è sempre più vicina, gli italiani sono ancora lontani dietro di me. Arrivo alla croce, e ancora qualche passo avanti. Panorama fino in fondo, quindi perfetto. Buona sensazione. Torno giù, dal SW tira un po', trovo riparo al sole, bevo, in giro normalmente non mangio mai, stavolta un pezzetto di cioccolato. Poi arrivano in cima gli italiani, ci congratuliamo, Andrea e Riccardo, triestini, anche speleologi, conoscono tutti i buchi sul Kanin. Parliamo un po', guardiamo intorno un po', vedo che non conoscono molte montagne, specialmente quelle vicine in Carnia, ma conoscono Mangart, Jalovec, Krn, Triglav...La valle è ancora lontana. Inizio la discesa per primo, loro dietro, anche in discesa si assicurano con la corda, ci va bene. Sotto la lojtra si fermano, io proseguo. Presto sono giù agli sci. Anche se il sole ha brillato tutto il giorno, la neve non si è ammorbidita nemmeno di un mm. Ma non mi importa, scio giù, facendo lunghi traversi. La neve non cede nemmeno una volta, sto attento alle pietre. Mi tengo in alto, così arrivo bene al rifugio Brazza. Mi siedo un po', guardo su verso la cima, all'altro lato in ombra del Kanin, giù verso la pianura friulana. Niente, bisogna proseguire, il sole cala dietro Žrd, scendo la strada come un'ascia impazzita, a Neveja di nuovo freddo, ma non troppo.